GIORNO DELLA MEMORIA

GIORNO DELLA MEMORIA - 27 GENNAIO 2018

Tra settembre e novembre 1938 il regime fascista promulgò le cosiddette “leggi razziali”, in cui si affermava che gli italiani erano “ariani” e che gli ebrei, in quanto di un’altra razza, non erano mai stati italiani.
A partire da quel momento, gli ebrei italiani non poterono più lavorare nelle amministrazioni pubbliche, insegnare o studiare nelle scuole e università italiane, far parte dell’esercito, gestire alcune attività economiche e commerciali che il fascismo giudicava “strategiche” per la nazione.

^^^^^^^^

Roma, 11 maggio 1939
Archivio di Stato di Brindisi, Camera di Commercio di Brindisi, n.p.2788

003)

Prima dell’entrata in vigore delle leggi razziali  i commercianti ebrei erano autorizzati ad esporre lo stemma della Real Casa nella vetrina esterna dei loro esercizi, in seguito, con la circolare n.69 del 1939, il Ministero delle corporazioni ribadiva quanto disposto dal Ministero dell’interno, ovvero che in caso di trasferimento di locali o di rinnovo di “mostre” non sarebbe stato più permesso ai commercianti l’apposizione dello stemma, tanto meno nessun’altra concessione doveva essere fatta a ditte ebree.

^^^^^^^^

Roma, 20 febbraio 1941
Archivio di Stato di Brindisi, Questura IV ver., Div.I Gabinetto, Cat.Unica, Massima Z2, b.57, fasc.11.

002)

Nel 1941 con un’ulteriore disposizione, il Direttore generale capo della Polizia trasmetteva alle questure del Regno quanto comunicato dalla Direzione generale per la Demografia e la Razza che ordinava ai commercianti ebrei autorizzati ad esporre lo stemma della Real Casa di continuare a farne uso, ma in modo riservato all’interno del negozio “collocandolo non troppo in evidenza”.

^^^^^^^^

Roma, 17 giugno 1941
Archivio di Stato di Brindisi, Archivio Storico del Comune di Brindisi, 2° deposito volontario, b.27, fasc.139.

001) Il Popolo di Roma

Un esempio di propaganda del regime fascista: il giornale Il popolo di Roma  pubblica la foto di una giovane donna ebrea, elegante e sorridente, che porta sugli abiti il distintivo, con la didascalia «Gli Ebrei in Croazia portano anche essi come in Polonia, un distintivo sulla schiena e sul petto».  Uno stridente contrasto tra  il sorriso ostentato e l’esaltazione di un marchio d’infamia.